

Il Cracking Art Group, nato a Biella nel maggio 1993, è costituito da sette artisti di diversa formazione e provenienza (Omar Ronda, William Sweetlove, Renzo Nucara, Marco Veronese, Kicco, Alex Angi, Carlo Rizzetti), firmatari del "Manifesto del terzo millennio", nel quale in dieci punti sono enucleati i principi programmatici del loro impegno etico-estetico.
Sin dal primo esordio in pubblico nella mostra Epocale, allestita a Milano (1993), i Cracking hanno dimostrato l’intenzione di occuparsi delle più urgenti questioni sociali e ambientali riguardanti il pianeta, cercando quella intensa fusione tra arte e vita auspicata dagli artisti di ogni avanguardia. Paradigmatica in tal senso è stata la grande installazione, S. O. S. World, messa in opera alla Biennale di Venezia del 2001, quando centinaia di tartarughe dorate sono state collocate tra i padiglioni dell’esposizione lagunare. Tartarughe rigorosamente di plastica, poiché questo è l’elemento prescelto dal gruppo per realizzare tutte le opere. La plastica, materiale artificiale per antonomasia, ha in realtà un’antica origine naturale, spiega Omar Ronda, ideologo del gruppo, in quanto deriva dal petrolio ("contenitore di tutto il vissuto del pianeta") attraverso un processo di scissione termica denominato cracking.
Mediante un’operazione non priva di risvolti concettuali, gli artisti Cracking tras-formano la plastica, ovvero le donano una nuova forma, facendo riaffiorare iconograficamente in essa le reminiscenze di questa primordiale origine organica. Le loro sculture, infatti, sono modellate secondo le sembianze degli animali, ma il loro fine non è la mera copia della realtà. Tutt’altro: intervenendo con il colore, attraverso una gamma di cromie squillanti, e alterando le dimensioni, si discostano dai principi della mimesis naturalistica per creare opere di forte impatto emotivo-visivo che s’impongono necessariamente all’attenzione degli spettatori. Con la plastica, rigorosamente ottenuta da materiale riciclato, il Cracking Art Group crea un bestiario surreale formato da delfini che volteggiano nell’aria insieme a pinguini dalla livrea rossa, da coccodrilli rosa e gabbiani dorati, da enormi cani e montoni, da elefanti e barboncini gialli etc. Uno sorta di zoo regolato dalle leggi della fantasia, per cui è possibile creare tutto ciò che prima non c’era, anche se irrealizzabile. Del resto questa è la particolare alchimia propria dell’arte.
Ciascun artista del gruppo possiede un modus operandi individuale e personalissimo, ma sotto la sigla Cracking Art vengono firmate delle imponenti installazioni che sono proposte in tutto il mondo; spesso in luoghi altamente suggestivi come, ad esempio, piazza Duomo a Milano e il chiostro di Santa Maria degli Angeli a Firenze, o nell’ambito di prestigiose rassegne internazionali come la Biennale di Venezia o la Triennale d’arte del Belgio. A settembre il Cracking Art Group è stato invitato a ideare un intervento nel centro storico di Terni, dove le piazze, le vie e i palazzi si popoleranno con questa allegra fauna variopinta, che diventa anche portavoce di un forte impegno ecologista teso a denunciare i pericoli corsi dal pianeta.
Il messaggio lanciato da Omar Ronda e compagni non ha, tuttavia, toni catastrofistici come spesso accade affrontando simili questioni. Al pessimismo qualunquistico questi artisti contrappongono l’ottimismo, l’ironia, la forza salvifica dei sogni, la fiducia nelle capacità dell’uomo, che è chiamato a salvaguardare l’ecosistema terrestre. Posizionando le loro sculture nella zona circostante via Cavour e nell’intero quartiere Duomo, i Cracking hanno offerto ai Ternani e ai visitatori un’insolita prospettiva di uno degli angoli più belli della città, creando uno stimolante cortocircuito visivo di matrice surreal-pop. La vocazione di Terni verso il contemporaneo viene ribadita da questa operazione, che porta una vivifica ventata di freschezza e vitalità nell’ambiente artistico-culturale locale.